domenica 4 novembre 2012

I Dark Quarterer sono misteriosi...

Paul Gaugin: Soyez Mystérieuses
Soyez Mystérieuses (trad.: siate misteriosi) è una scultura di Gaugin che non conoscevo fino a poco tempo fa, ma che ebbi la fortuna di scoprire a Paris al Musée D'Orsay
Quella scritta, impressa direttamente sulla pietra-tela, ha da subito suscitato qualcosa in me: un moto interiore che non so e non voglio descrivere, perché, appunto, indescrivibile ed inafferrabile.

Per me, con Soyez Mystérieuses, il pittore voleva dire di essere se stessi con i propri lati oscuri ed i propri lati luminosi, riconoscendoli entrambi come spunto di crescita e miglioramento.

Ieri sera a Livorno, presso Stagno, ho avuto la fortuna di essere nuovamente partecipe di tale messaggio ancestrale: i Dark Quarterer in concerto, una band per me mitica, seminale, stella irraggiungibile nel mio percorso artistico-musicale.

Dopo una breve chiaccherata con autografi connessi (momento rituale che si ripresenta ad ogni concerto dei DQ) il maestro dà il via alle danze (che per inciso è Francesco Longhi alle tastiere con la sua Sonata al Chiaro di Luna).
La serata è all'insegna della nostalgia con la riproposizione di tutto il primo (capo)lavoro datato ormai 25 anni; la scaletta viene riproposta per intero nella versione riarrangiata che già abbiamo potuto gustare su disco.
Terminati questi 50 minuti di puro godimento (in cui sopratutto il front man dimostra uno smalto fuori dal comune), si passa alla riproposizione di altri brani tratti dagli album più recenti: a tal proposito vorrei soffermarmi su uno di questi, Darkness, tratto dall'album War Tears che viene dedicato ad uno dei loro fan più accaniti presente in sala per l'occasione: perché mi ci soffermo? Perché è nel momento in cui Gianni intonava a cappella le prime note cantate che provavo nuovamente le stesse sensazioni già percepite qualche mese prima al Museo d'Orsay: essere misteriosi vuol veramente dire saper convivere ANCHE con ciò che di più oscuro e pauroso alberga in noi e questa volta è stata la musica a ricordarmelo.

il barbone del vicolo accanto



Toscana, terra epica: (nuovamente) capitolo I

Dark quarterer: XXV Anniversary
Dopo venticinque anni siamo nuovamente ad un Capitolo Primo per i Dark Quarterer, band O.C.G. di Piombino e vi posso assicurare che in pochi possono vantare un tale Elisir di lunga vita.

Dopo un quarto di secolo ci ripropongono il loro primo e forse più grande capolavoro (per svariati motivi che potrete tranquillamente ritrovare nel primo post di questa, spero lunga rassegna di Toscana, terra epica) in una veste completamente nuova.
Sì, perché anche gli Assassini si rinnovano ed una calzamaglia alla Diabolik non va più tanto di moda.

Ci troviamo di fronte ad uno Squartatore dotato di due accette appena affilate (l'usurato e sperimentato basso di Gianni e la fresca e ben oliata chitarra di Francesco), una mazza ferrata di sacra lega multipla (le pelli da guerra di Paolo) e di una degna colonna sonora (le tastiere proggeggianti di Francesco) per i suoi crimini più efferati (che per inciso sono quelli di averci fatto innamorare ancora una volta della loro musica sopraffina)

Ma partiamo dall'inizio: il cd ripropone la stessa scaletta già registrata nel lontano '86 dal gruppo ( allora con un componente in meno, il tastierista) e fin qui niente di nuovo...apparentemente. Non so come, e spero che  questi alchimisti musicali abbiano una spiegazione razionale, ma è come se si stesse ascoltando un nuovo cd, e quando dico nuovo, intendo proprio NUOVO.

La storia in musica del leggendario Pianista dalle mani infuocate, ti pervade sin dall'intro intro ispirato alla Sonata al Chiaro di Luna di Beethoven e suonata magistralmente al piano da un Francesco Longhi in gran forma ed ancora più Prog che mai, la voce stentorea e sempre più epica di Gianni Nepi narra tragicamente le sorti del Colosso d'Argilla, Paolo "Nipa" Ninci amoreggia con la sua batteria regalandoci ritmi dei più disparati e tenendoci quindi l'Agguato che tutti speravamo, mentre Francesco Sozzi sferra stilettate alla velocità della luce con la sua sei corde impersonando per più di una volta il leggiadro incedere del Killer Ombroso.

L'ancestrale musica incontra la razionale modernità in una spirale magica di note e pause sussurrate, vocalizzi  tombali, liberando tutta la magia tenuta racchiusa in questi lunghi venticinque anni; si giunge così alla fine del platter con il binomio che a mio giudizio dipinge meglio l'immensa personalità della band: The Entity e Dark Quarterer.

Lunga vita ai Dark Quarterer e che la musica continui ad ispirarvi.

il barbone del vicolo accanto

p.s.: un ulteriore appunto per l'artwork che per l'occasione viene riproposto in una nuova veste; non più solo il misterioso volto, ma il dipinto completo dal quale venne a suo tempo L'indifferenza. Quando si dice l'arte a 360°...



lunedì 21 maggio 2012

Carta batte forbice?

Andy Warhol: Marilyn Monroe
Sì, indubbio discuterci sopra, per molti aspetti della vita quotidiana (ma anche della vita culturale) lo schermo, ormai ultrapiatto, ha vinto la guerra contro l'antichissima carta: è cosa buona o cosa poco buona?
Difficile rispondere, sopratutto considerato che tale "vittoria" è recente, nozione temporale constatabile sia se la consideriamo in termini assoluti (lasso di tempo durante il quale ha preso piede in maniera generalizzata), sia in termini relativi (se la rapportiamo alla durata media dei mutamenti nella storia dell'umanità).
A mio personalissimo giudizio, non è cosa buona. 
Per svariati motivi, primo fra tutti la necessaria riflessione che un manoscritto richiedeva sia in termini di calligrafia e di presentazione, che in termini di parole scelte e trasportate su foglio.
E' con questa prefazione che entro nel cuore di questo nuovo post, un fenomeno che a mia conoscenza trova la sua originalità, in tale momento storico, solo in Italia: una "nuova" fanzine di musica Underground.
Scrivo nuova fra virgolette per sottolineare come tale fenomeno non sia in realtà frutto del ventunesimo secolo, ma piuttosto del secolo passato, quando lo sbocciare di nuovi generi musicali (i vari filoni del metal innanzitutto) determinava un'avidità di informazione che Internet, ancora non inventato, o, in ogni caso non diffuso a livello capillare (n.d.r. correva il 1923 quando il CERN rese pubblica tale invenzione, l'Interconnected Networks, cosicché tutti ne potessero usufruire) non poteva saziare.
Erano i singoli fan, di conseguenza, che tramite miriadi di telefonate e rapporti epistolari con tutto il Mondo, tentavano di reperire ogni singola news a proposito delle proprie band preferite; a questo poi si univa il fenomeno di scambio di musicassette con gli ultimi capolavori dei propri eroi incisi sopra; una vera rete di passione e musica.
Ed oggi? Oggi con Internet tutto si è semplificato e gli stessi fan boy trovano vita più facile nell'essere messi al corrente dell'ultime peripezie dei propri artisti preferiti (con ridicole derive stile Beautiful che, forse un tempo, considerati i tempi dell'informazione, trovavano poco spazio fra le news realmente importanti).
Cerchi un cd? Lo scarichi (ahimè). 
Vuoi sapere se tal gruppo passerà dalla tua città? Facilissimo, vai sul loro profilo FB.
E se questa semplificazione si applica per i grandi nomi, ancora più agilmente si applica per le piccole realtà locali, in un primo tempo penalizzate dalla diffusione dell'informazione.
Quindi tutti felici e contenti?
No. 
C'è sempre qualcuno che (fortunatamente, oserei dire) si domanda se tutta questa semplificazione porti solo "rose e fiori" o al contrario lasci per strada qualche aspetto e sfumatura importante per la musica suonata e raccontata: questo signore risponde al nome di Beppe Diana.
Per quanto impossibile in poche parole (non me ne vorrà il sottoscritto), tenterò di riassumere la sua vita dicendo che è stato (ed è tutt'ora) un personaggio molto importante nell'ambiente underground italiano per la sua crociata giornalistica a sostegno dell'Underground metallico.
Beppe, quando tutti prediligono l'informatizzazione delle Fanzine, sia per una questione economica che per una questione di visibilità pubblica, ha preso una decisione coraggiosa, riportare in auge la leggenda della fanzine cartacea.
Perché? Anche lui, come me (anzi prima di me, cosicché da portare anche il sottoscritto a riflettere a tal proposito), si chiede se veramente i mezzi che oggi usiamo per diffondere ed informarci siano sufficienti.
Graveyard Symphony Fanzine è il nome da lui attribuitole in onore di due delle più importanti case discografiche italiane che trattino di Underground (My Graveyard Production e Underground Symphony).
Abbiamo quindi ventitré spartane pagine di interviste inedite, scambi d'opinione, passione e metallo colante: leggiamo di un'Italia "Heavy" che vuole rialzarsi vuole suonare e vuole far ancora emozionare. E ci riesce.
Si può veramente tastare l'anima che Beppe mette nell'intervistare le band, anche se in alcuni casi avrei apprezzato qualche domanda in più e più mirata a proposito dei testi delle canzoni: ho sempre avuto l'impressione che nell'ambito di musica Metal non sia dia troppo peso a tale sfaccettatura della musica ed il risultato più evidente è che molti gruppi risultino molto carenti da questo punto di vista.
Il prodotto proposto dal giornalista è in ogni caso molto valido, ben impaginato, correlato da un giusto numero di fotografie.
La lettura è in alcuni casi un po' disturbata dai trafiletti che Beppe ha ripreso dalle interviste per sottolineare certi concetti, a suo giudizio, più importanti; credo che sarebbe necessario evidenziarli con un carattere di stampa diverso oppure con un corsivo. Essi vengono infatti "grassettati" ma, purtroppo, alcune volte si confondono col testo dell'intervista.
Da apprezzare anche la presenza delle recensioni di alcune uscite Underground, anche se consiglierei di raggrupparle in un'unica sezione e dividere le produzioni straniere da quelle italiane, oltre a precisare, nel caso di quest'ultime, la città di provenienza della band; credo, infatti, che essa possa influenzare decisamente il sound dei musicisti che ne prendono parte. In ogni caso è solo una questione di ordine, niente di fondamentale.
Dunque come concludere questo lungo ed atipico intervento? Con una nota decisamente positiva nei confronti  di Beppe, il suo sforzo ha dato alla "luce" un prodotto ormai quasi dimenticato dalla nostra cultura sempre di fretta, capace di aprirci gli occhi sulla realtà Underground da un punto di vista diverso da quello che lo schermo del nostro computer, purtroppo, riesce a darci.
Grazie ancora, Beppe, volevi comunicare, beh, ci sei riuscito alla grande.


il barbone del vicolo accanto


p.s.: chi volesse avere qualche informazione in più su tale iniziativa può domandare direttamente all'interessato  Beppe Diana, che sarà felicissimo di rispondere ad ogni vostra curiosità. 
Accrescete la comunità che sostiene l'Underground italiano, le emozioni sono assicurate.

mercoledì 16 maggio 2012

Toscana, terra epica: capitolo I

Credo fortemente che la propria terra natale con il suo carico di storia e di magia (intesa come "memoria" della quale è intrisa una certa località) determini fortemente lo spirito di alcuni individui più sensibili (o sensitivi) che lì vi trovano i natali.
In particolare, cotanta magia si può percepire nel momento in cui l'essere umano più sensibile o più sensitivo, inizia a creare su una lunghezza d'onda compatibile con tale entità pregnante la terra, e la musica rappresenta, senz'altro, una delle arti capaci di cogliere tale frequenza e raccontare tramite le sue note la magica storia del proprio passato.

Inizio così una rubrica dedicata interamente alla mia terra natale (la Toscana) ed a quella musica che, a mio giudizio, ne riesce a cogliere meglio lo spirito nascosto: l'Epic Metal.


Bisogna necessariamente fare un salto nel passato, agli anni progenitori di tale genere musicale (e di molti altri stili a rigor del vero); sto parlando degli anni '70.
E' infatti in quegli anni che i più importanti rappresentanti del genere in questione a livello italiano (ma anche mondiale a mio giudizio) muovono i primi passi: sto parlando dei Dark Quarterer e quello che sto per presentarvi è il loro leggendario omonimo primo LP.

Dark Quarterer: Dark Quarterer


Dark Quarterer: Dark Quarterer
I Dark Quarterer sono tre ragazzi di Piombino (in provincia di Livorno) animati da tanta amicizia e tanta voglia di suonare quando pubblicano il loro primo LP nel lontano '87, dopo molti anni di rodaggio insieme (ben 13 dal loro primo incontro in sala prove) senza mai scrivere qualcosa di loro, senza mai esibirsi dal vivo, ma impegnati soltanto ad eseguire perfettamente le cover dei propri artisti preferiti, artisti che spaziavano dall'Heavy Metal dei Judas Priest al Progressive Rock dei Van der Graff Generator fino all'Hard Rock dei Led Zeppelin.
Avevano voglia di suonare, ma avevano ancor più voglia di trovare un loro stile, di capire quale fosse il destino che accomunava il suddetto trio delle meraviglie; tutti eseguivano i pezzi e tutti allo stesso tempo cercavano di cogliere la propria strada in tali note.
Non erano semplicemente tre musicisti, ma tre guru nel bel mezzo di una meditazione condotta per mezzo di corde e tamburi.
Già la copertina, immediatissima, dimostra che chi abbiamo davanti ha qualcosa fuori dal comune; è solo carta stampata, ma odora ugualmente di muffa, di umidità, di catacomba e la luce stessa che ci avvolge nel momento in cui ci apprestiamo ad ascoltare l'LP sembra scemare come inghiottita da una presenza oscura.
Il nero squartatore è dietro di noi e ci sta per pugnalare; ma non è un colpo che infligge danni, è un una pugnalata che ti fa innamorare immediatamente.
Se la stessa copertina ci proiettava in un mondo passato, magico e quasi dimenticato, la musica che dallo stereo scaturisce non fa che incrementare tale sensazione, venendo proiettati migliaia di anni fa, ai tempi in cui gli etruschi sulle coste toscane muovevano i primi passi.
Le emozioni nascono dalle storie fantastiche narrate dal trio, storie di patti col Diavolo in cui la Musica rappresenta il contratto (che anche loro ne abbiano sottoscritto uno?), si narra di misteriosi assassini, di metaforici colossi d'argilla e di strane entità malefiche.
La produzione artigianale (nel senso assolutamente positivo del termine) arricchita da ben pochi effetti "speciali" (a parte qualche riverbero vocale) mette in risalto le incredibili doti del gruppo, riuscendo, incredibilmente, a bilanciare alla perfezione i 4 strumenti (perché come ci insegna il compianto Demetrio, anche la voce è necessario suonarla).
L'oscurità aleggia fra le partiture, la rabbia, il terrore fluiscono dal disco incantando l'ascoltatore, mentre il basso impone la propria marcia insieme ai tom della batteria e la chitarra infiamma gli animi come le mani del pianista descritto nel primo brano; la voce fa il resto rappresentando la chiave di lettura di tali composizioni.


Non è possibile, ciò non può essere terrestre; ed invece lo è, ed pure italiano.


E' una pietra miliare della musica italiana, una pietra fatta di passione, sudore, sogni, tradizione e terra, perché la loro Piombino li ha regalato ciò che di più prezioso esista al Mondo: l'Arte.


Gianni Nepi: basso elettrico e voce
Paolo "Nipa" Ninci: batteria e cori
Fulberto Serena: chitarra elettrica


il barbone dell'angolo accanto


"what is my life without anysense, what is my life, what is music without my presence"

giovedì 3 maggio 2012

Quando l'underground si dà appuntamento a Parigi

R. Crumb: L'amazzone con le trecce
Ebbene sì Parigi, città Underground.
Ma avevamo qualche dubbio a proposito? Io neanche uno, dopotutto la metro parigina è una delle più antiche, più articolate e più misteriose al mondo, a mio giudizio.
Ma non è di pensiline, gallerie o treni fantasmi che parleremo, ma di fumetto, perché anche quest'ultimo può essere underground e può esserlo di brutto.
In questo periodo, infatti, presso il monolitico Centre Pompidou ed il più discreto Musée d'Art Moderne troviamo due fra i più grandi rappresentanti della nuvoletta che ci concedono di dare un'occhiata alla loro intera vita artistica: Crump e Spiegelman.
Perché li presento assieme? Perché entrambe le mostre, pur strizzando l'occhio alle loro produzioni più famose (dedicando rispettivamente a La Genesi di Crumb ed a Maus di Spiegelman un'intera stanza sulle cui pareti sono affisse, in ordine numerico, tutte le tavole di questi capolavori) tendono a sottolineare le origini dei due vignettisti con particolare interesse alla loro vena (e radice) puramente Undeground.
E' lo sguardo all'America di quegli anni che gli accomuna, come anche la lente che essi vi pongono davanti: il proprio background socio-culturale.
A. Spiegelman: Locandina dell'esposizione
Crumb utilizza il sesso e la sessualità per raggiungere il proprio obiettivo, mette sotto accusa il bigottismo dilagante scagliandovi contro attraverso i suoi tratti infantili ma estremamente adulti allo stesso tempo.
Spiegelman, tramite il suo Breakdown sposa la causa underground tentando la via di un nuovo linguaggio visivo.
Entrambi lo fanno percorrendo le vie più profonde, i canali secondari, prendendosi gioco delle major della vignetta (Mr Natural di Crumb ne è l'esempio fra i più emblematici): entrambi percorrono le vie sinuose e nascoste delle produzioni indipendenti creandosi una propria immagine, costruendo mattone su mattone la propria immagine che in futuro sfiorerà la leggenda.
L'underground è ancora una volta terreno fertile per la costruzione dell'individuo, per la riflessione, per lo scontro col proprio io.
Le mostre, parallelamente fra loro, puntano i riflettori su questo cammino, più scanzonato nel caso di Crumb (ma non meno profondo), più serioso nel caso di Spiegelman (anche se le sue "ultime" produzioni quali The New Yorker mostrano un autore molto più ghignante).
Due mostre che, per chi avesse la possibilità di un piccolo soggiorno a Parigi, meritano veramente una scappata: in una giornata potrete gustarvele appieno tutte e due, usufruendo di pezzi da collezione in bella vista oltre che, nel caso di Crumb anche di  divertenti interviste proiettate, mentre nel caso di Spiegelman del bel panorama sull'antica Lutetia che si gode dal Centre Pompidou.


Buona visita...o semplicemente buona lettura.


il barbone del vicolo accanto

giovedì 12 aprile 2012

Tossic-a Transumanza


Annibale Carracci: Bottega del macellaio
Un sonoro bestemmione accoglie i "relativamente" pochi (ma buoni) fans che partecipano ai concerti di questi goliardici metallari di Pisa; insomma, il concerto inizia bene.
Transumanza è il loro ultimo lavoro e posso dire che non sarebbe stato possibile trovare un titolo più azzeccato a tale ammucchiata di pezzi da macelleria.
Ma chi sono i Tossic? Già ho risposto a questa domanda quindi non dovreste pormela di nuovo, caproni, ma per i testoni ripeterò ed aggiungerò qualcosa: band dalla "truezza" metallara capaci di spararti pezzi alla velocità di Whiplash (ai tempi in cui i Metallica bazzicavano anche loro l'Underground) ma di farcirteli con truculente demenza e testi di "protesta" sociale (anche se sempre colante "stupidenza").
Tossic sono capaci di proporre la stessa cattività dei temi del più rude trash metal, rielaborati col guascone spirito toscano che tanto contraddistingue le coste tirreniche dell'ex Granducato; con CAI TV si prende in giro la televisione dei mille canali inneggiando piuttosto all'uso del membro maschile (santa verità), con Utah si deride la voglia di partire dall'Italia mentre con Cazzi di pane...credo non si voglia esprimere un bel niente! (ogni tanto un po' di bianco mentale fa bene alla salute).
Come una iena riesce invece ad esprimere pienamente lo spirito del gruppo con velocità, potenza, succulenza, sanguinolenza e tutto ciò che vi venga in mente con "enza".
Ne allegherò il link per garantirvi qualche minuto di pura goduria (dal vivo per godere pure della bella vista di Mazza, il cantante).
Ma ci sono anche delle pecche.
A partire dall'ultima rappata, e non perché consideri tutto ciò che è al di fuori del Metal "merdal", ma solo perché non la ritengo una "divertente" canzone rap, oltre a far calare di brutto il ritmo creato dai pezzi precedenti.
Seconda pecca, sempre a mio avviso, è la ripetitività di alcuni ritornelli, ma in fin dei conti questi difetti sono equivalenti a "...caccole gommose..." (cit.).
Per il resto, la presenza di due canzoni riproposte dai propri lavori passati (come una iena e cazzi di pane) rappresenta una bella occasione per i nuovi fans come me di gustare qualcosa dai precedenti, introvabili per ora, lavori, ma dall'altra tende a sottolineare l'evidente cambio di stile che si è evoluto con gli anni (e questo dipende dai gusti, può essere un male od un bene); la velocità tende ad essere sostituita da riff di chitarra di una grossezza bovina (fantastica) che però riescono benissimo nell'intento di provocare un headbanging tellurico nell'ascoltatore; roba da sfondare la scrivania con una testata se non ci si sta attenti (e poi naturalmente cadere a terra privi di coscienza).
Tant'è, del cd risulta comunque obbligatorio l'acquisto, inutile girarci attorno.
Sosteniamo queste realtà, perché la musica deve anche prendersi in giro e far sbavare dal ridere chi l'ascolta.
Ed in questo i Tossic sono fra i numeri uno.


il barbone del vicolo accanto


p.s.: "...ma se questa non ti va la maiala di tu' mà..." (cit.)


lunedì 26 marzo 2012

Un piccolo ricordo

Non è underground. O forse, per come è stato trattato dal nostro Paese, è come se avesse sempre abitato nelle fogne per proseguire la propria carriera.
Oggi l'ultimo smacco: la sua morte dimenticata dall'informazione di massa, mentre su un altro canale infuria la folle felicità della vincita facile, del guadagno senza sforzo. 
Una chimera che all'italiano medio ha sempre fatto gola:: il "semplice" come chiave di Volta.
Forse è veramente meglio così. Almeno in questo l'Italia, dimenticandoti per l'ennesima volta, non si è dimostrata ipocrita.
Per me rimarrai sempre un grande pensatore. Ed i tuoi, fra i libri che più mi hanno emozionato.


Buon viaggio, Prof. Antonio Tabucchi.


il barbone del vicolo accanto